mercoledì 1 marzo 2017

Un Calendario d'Oriente: le "Cento famose vedute di Edo" di Utagawa Hiroshige




Siamo già al primo di marzo e non posso venire meno a quella che ormai sta diventando una piccola tradizione: mi affretto, dunque a pubblicare l’immagine del mese tratta dal calendario che ho scelto per quest’anno, la serie di stampe con le "Cento famose vedute di Edo" realizzata tra il 1856 e il 1858 da Utagawa Hiroshige.
Nel calendario tradizionale giapponese, sostituito più di un secolo fa da quello gregoriano, il mese di marzo aveva due nomi: il "mese migliore " o quello "del cambio di vestiti", denominazioni entrambe giuste se si pensa che siamo nel momento dell’anno, in cui finalmente inizia la primavera. Il freddo dell’inverno cede il posto al tepore della bella stagione e i giacconi pesanti  stanno per essere finalmente riposti nell'armadio. 
L’immagine che ho scelto, intitolata "Il frutteto di prugni di Kamada" ha proprio il sapore di queste giornate, in cui la luce resta più a lungo e gli alberi cominciano a fiorire.


Il cielo di un'alba che va dal rosa al rosso e sembra preannunciare una giornata assolata si apre su una scena dalla prospettiva inconsueta con i grandi tronchi degli alberi di prugno che formano come delle quinte, mentre i rami che, si intrecciano in alto, si coprono già dei primi fragili fiori bianchi.

Alcune persone camminano nel giardino, attorno a padiglioni di legno, mentre in primo piano, a destra compare parte di un sedile  coperto da cuscini. 
Sullo sfondo, chiude l'orizzonte, una fitta cortina di alberi fioriti.
Una scena, dove si avverte tutto l'incanto della bella stagione in una delle stampe più famose di Hiroshige, che, per la scelta dei colori e l'originalità dell'inquadratura, incontrò grande successo presso i pittori dell'impressionismo e che tuttora ci colpisce per la sua atmosfera intrisa di dolcezza e di poesia.




mercoledì 1 febbraio 2017

Un calendario d'Oriente: le "Cento famose vedute di Edo" di Utagawa Hiroshige





Eccoci a febbraio, il secondo mese dell'anno. 
È ancora una volta il momento di scegliere un'immagine dalla serie delle "Cento famose vedute di Edo", realizzata da Utagawa Hiroshige tra il 1856 e il 1858, che ho scelto come calendario di quest'anno.
Tra le tante stampe che descrivono il cambiamento delle stagioni nella regione di Edo, la grande città ribattezzata Tokyo,ecco qua quella che mi pare più adatta a questo mese, ancora segnato dal freddo dell'inverno:



In alto, in primo piano, una grande aquila è in volo sullo sfondo di un cielo livido, su una vasta pianura coperta di neve, dove, all'orizzonte, dietro i campi coltivati a riso della tenuta di Juman tsubo, si intravede la cima del monte Tsukuba.
Nessuna presenza umana, solo freddo e silenzio in questa stampa che, grazie alla sua originale inquadratura, fu una delle preferite dai pittori dell'impressionismo francese, tra i primi ad amare e collezionare le opere di Hiroshige.
Ma, a parte il riconoscimento dell'influenza sull'arte occidentale, la sensazione che si prova di fronte a questa immagine è quella dello stesso tempo sospeso che si avverte in certe giornate di febbraio, in cui l'impressione della bellezza algida e della durezza di una natura ostile, si mescola con l'attesa dei primi calori della primavera. 





lunedì 2 gennaio 2017

Un calendario d'Oriente: le "Cento famose vedute di Edo"di Utagawa Hiroshige




Anno nuovo, calendario nuovo.
Quest’anno, su suggerimento di un’amica, ho deciso di cambiare del tutto aria, passando dai Cicli dei Mesi del Medioevo europeo al Giappone dell’Ottocento.
Per ogni mese del 2017 sceglierò l’immagine che mi sembra più adatta dalla serie di xilografie con  le "Cento famose vedute di Edo" che un artista come Utagawa Hiroshige realizzò tra  il 1856 e il 1858, talvolta con la collaborazione del figlio adottivo, per celebrare, col passare delle stagioni, sia la bellezza dei paesaggi, che la vita quotidiana di Edo, la grande città, poi ribattezzata Tokyo, da poco ricostruita dopo il tremendo terremoto del 1855.
Per iniziare bene l’anno e il neonato mese di gennaio, ecco qua la prima immagine: "Le volpi di fuoco nella notte di Capodanno sotto l’albero Enoki nei pressi di Oji":



Sullo sfondo di un limpido un cielo invernale cosparso di stelle, sotto un imponente bagolaro quasi privo di foglie, si stanno radunando candide volpi; alcune sono già arrivate, altre stanno per sopraggiungere, altre ancora si intravedono come puntini luminosi nella campagna.
Secondo una leggenda del folclore giapponese le benevole volpi della tradizione  (kitsune), raffigurate accanto a piccole fiammelle luminose che rappresentano il loro potere magico si riuniscono sotto il grande albero ogni Capodanno per rendere omaggio al dio del riso (Inari) e raggiungere il vicino santuario, dove il kami, lo spirito shintoista della fertilità e dell’agricoltura, le userà nel corso dell’anno come messaggere.  
Le volpi sono per i contadini un segno di buon auspicio per il loro potere di allontanare gli spiriti del male: il loro numero e la forma dei  fuochi fatui che le accompagnano permettono di prevedere la quantità e la qualità del futuro raccolto.
Un’immagine dove Hiroshige usando da maestro tutte le sfumature del grigio, del nero e del blu scuro del cielo riesce a rendere tutto l’incanto di un momento sospeso, nel silenzio della notte,  tra realtà e magia.
L'anno si apre, dunque, con un segno di speranza e con l'augurio che le fiammeggianti volpi di Edo possano essere anche per noi di buon auspicio per un sereno 2017.





giovedì 1 dicembre 2016

Tutto l'anno in una vetrata: dicembre



Sembra impossibile, ma (fin troppo velocemente) siamo arrivati all'ultimo mese del 2016 ed è giunto il momento di staccare il dodicesimo "foglio" del calendario che ho scelto per quest'anno: il Ciclo dei mesi della vetrata realizzata nel primo quarto del XIII secolo per il deambulatorio sud della cattedrale di Chartres.
Eccoci, dunque, pronti a vedere cosa ci riserva il mese di dicembre:




Stavolta nessun contadino occupato in una di quelle attività agricole che, all'epoca, scandivano il corso dell'anno e in cui tutti potevano riconoscere il trascorrere delle stagioni.
Il Mese è raffigurato come un re con tanto di corona, abbigliato con una lunga tunica rossa, mentre- seduto al centro di una tavola imbandita, dove si distinguono una testina di maiale, alcuni pani con la crosta decorata con una croce, una caraffa di vino e dei pesci-  è intento ad alzare una coppa come in un brindisi.
Il banchetto forse allude alle feste di Natale, uno dei pochi momenti dell'anno, in cui anche i più poveri trovano la maniera di celebrare con una tavola meno misera che nel resto dell'anno e i più ricchi ricevono omaggi e doni dai loro pari. 
Un mese, dunque, raffigurato sotto il segno della festa e dell'allegria del breve periodo in cui, una volta tanto, si celebra l'abbondanza e che può servire di augurio e di speranza per l'anno che verrà.